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Passa al tema Scuro/Chiaro

L'inganno di Amphail

I parte

Ciò che segue è frutto dell’immaginazione condivisa di sette giocatori di Dungeons & Dragons. Basato su un’avventura home-made introduttiva alle regole della 5° edizione, il racconto che ne è scaturito è una sorta di “linearizzazione di tutti i mondi possibili”, perché semplifica e rende uniche le scelte operate dai giocatori nell’ambiente creato per loro dal Master. L’avventura, nata come one shot (cioè da completarsi in una sola sessione di gioco), si è rivelata poi più lunga. Da qui l’idea di tradurla in un racconto per il gusto dei lettori.

La "Luna Piena" è praticamente vuota questa sera. Solo un paio di avventori di lunga data siede sulle seggiole sporche vicino ai tavoli imbrattati di birra, mentre tutto intorno si respira un'aria pesante e malsana. Nessuno direbbe mai che fuori soffia una timida brezza calda: sta arrivando l'estate.
«Botto!» urla uno dei tre popolani sbattendo il pugno sul tavolo e guardando i dadi, mentre i suoi due compagni di bevuta sghignazzano.
Lontano, vicino ad una delle due finestre, sta un uomo seduto, solo e pensieroso, con lo sguardo immerso verso la piccola falce di luna che stanotte illumina il villaggio e un calice di vino rosso davanti a sé. Veste un abito scuro chiuso da una cintura e sormontato da un indumento cremisi drappeggiato che termina sul collo in un piccolo pellicciotto. L'aria è nobiliare, ma il visto ombreggiato dalle rughe lascia trasparire una certa stanchezza.
Qualche tavolo più in giù, sotto le scale che portano alle camere, un nano dalla folta barba e i capelli neri si sta gustando la sua pinta di birra mentre il suo martello da guerra e la cotta di maglia riposano nella sedia accanto. Accarezzandosi la barba, continua da qualche minuto a scrutare il pensieroso uomo vicino alla finestra. Dall'altra parte della stanza, nell'angolo vicino alla seconda finestra, un piccolo esserino dai capelli biondi e il viso pulito, un halfling senza dubbio, sembra tutto indaffarato ad accordare un liuto di piccole dimensioni.

La "Luna Piena" è praticamente vuota questa sera. Solo un paio di avventori di lunga data siede sulle seggiole sporche...

Seduto al bancone c'è solo una figura, esile e ignota, nascosta da un ampio mantello nero e un cappuccio che ne nasconde pressoché ogni tratto. Tiene un piede a terra e uno sullo sgabello, come di chi ha fretta. O poca fiducia.
«Ne vuoi ancora?» chiede una donna sulla cinquantina dai capelli bianchi e biondi in veste chiara e grembiule grigio indicando il boccale che l'incappucciato si è appena scolato. Questi fa cenno di no e la locandiera, Ulra Klere, torna a spostare con insospettabile forza i fusti di birra mezzi pieni dietro il bancone.
D'improvviso la porta della locanda si apre. Un tintinnio di passi metallici accompagna una figura alta in armatura. I tre contadini lanciano un'occhiata e, prima di tornare come se niente fosse a giocare, rimangono sorpresi dal viso che spunta dalla cotta: un dragonide dall'aria fiera ha appena varcato la soglia.
«Sedetevi, se ci serve il vostro aiuto vi chiameremo» annuncia a due dragonidi più piccoli dietro di lui che, fatto un cenno di assenso, si apprestano a seguire l'ordine.
«Una pinta di birra, oste! O dovremmo dire ostessa?» esclama il dragonide sorridendo e avvicinandosi al bancone. Ulra appoggia un boccale e sospira, forse perché ne ha viste di tutti i colori, ma i dragonidi al villaggio ancora le mancavano.
«Aaaah!» esclama nuovamente sedendosi sullo sgabello vicino all'incappucciato e dandogli una leggerissima gomitata «non c'è niente di meglio che una birra gelata, vero amico mio?».
L'ignota figura non sembra gradire tanta confidenza e, in tutta risposta, si alza e si sposta sullo sgabello successivo.
«Permalosetto, eh?» ghigna fra sé il dragonide guardandolo ancora una volta, poi si rivolge a Urla sporgendosi sul bancone «Senti, che tu sappia qui in città si può trovare un po’ di… compagnia? Non so se ci spieghiamo».
Urla lo fissa e continua a pulire i bicchieri:
«Ti spieghi molto bene. Ma Amphail è un villaggio piccolo: quel tipo di compagnia non si vede spesso».
Il dragonide torna a sedere sullo sgabello schioccando la lingua in una smorfia di comico disappunto.
Passa qualche minuto, un lasso di tempo sufficiente affinché i tre contadini siano molto più ubriachi di prima, abbastanza da non riuscire nemmeno a notare l'imponente figura che è appena entrata dalla porta. Ulra smette per un secondo di pulire il bicchiere e sgrana gli occhi: è proprio la sera delle stranezze!
Un mezzorco dalla carnagione scura e gli occhi marroni si fa avanti in tutta la sua stazza. Accompagnato dallo sguardo stupito e timoroso dell'halfling biondo, prende posto al tavolo più remoto ed estrae da dietro la schiena una maestosa morning-star che appoggia alla gamba della sedia.
Ulra lo raggiunge e senza il minimo cenno di paura esclama con le braccia appoggiate ai fianchi: «Niente guai, chiunque tu sia. Se bevi sei il benvenuto!».
Il mezzorco grugna. Ulra lo prende come un sì e gli porta una pinta. Doppia.

Lontano, vicino ad una delle due finestre, sta un uomo seduto, solo e pensieroso...

Intano, il nano dalla folta barba nera si è alzato e si è avvicinato al tavolo del nobile.
«Mi scuserà» esclama con una voce innaturalmente stridula per uno della sua razza, sforzandosi di essere cortese «non ho fatto a meno di notare che lei sembra particolarmente pensieroso. Cosa turba un nobile del suo rango?».
L’uomo, con in mano il bicchiere di rosso, lancia un’occhiata al nano arricciando le labbra con sufficienza.
«Mi chiede che cos’ho?» alzando un sopracciglio «ho che sono stanco! Ecco cos’ho!» e sbatte il bicchiere sul tavolo, lasciando cadere qualche goccia di vino.
«C’è qualche problema?» incalza il nano.
«Il mio problema si chiama Kairtos Mellinar! Il Governatore Kairtos Mellinar! Sono settimane che lascia tutto il lavoro a me e io non ce la faccio più! Questo va ben oltre gli incarichi da vice». «Che tipo di lavoro?».
«Riscossione dei tributi, specialmente quelli della rotta commerciale che parte da Waterdeep e va verso Nord passando qui per il villaggio. Poi ci sono anche le tasse sui campi dei contadini e degli abitanti della zona. E dire che quando è arrivato qui da Waterdeep il Governatore sembrava una così brava persona. Tranquillo e onesto. Si trovava bene fra di noi. Tempo fa disse anche che una volta finito l’incarico si sarebbe trasferito volentieri qui ad Amphail. Ma adesso è diverso: tutto il lavoro è nelle mie mani, ma i soldi se li prende lui e non si sa dove finiscano. Se andrà avanti così il governo centrale di Waterdeep non tarderà ad accorgersi dei forti ammanchi e saranno guai».
«Che tipo di traffici?».
«Le solite merci. Tessuti, più che altro. Ogni tanto spezie… sì, il governatore sembra proprio cambiato» ripete con lo sguardo fisso sul vuoto dopo un altro sorso.
L’halfling ha smesso di suonare. Anche il mezzorco sembra interessato dal suo tavolino lontano.
«In che senso è cambiato?» esclama alla fine il dragonide che intanto si è avvicinato lentamente per ascoltare.
Il vice-governatore rimane perplesso ondeggiando il bicchiere, il viso ormai rubicondo: «Mmm. Non so se posso dirvelo. Non so nemmeno chi siete».
Il dragonide afferra per la spalla il nano.
«Possiamo parlarti un momento?» e lo trascina lentamente con sé lontano dal tavolo «il vice qui ci sembra particolarmente… brillo. Magari con un un po’ di birra potrebbe sciogliersi ulteriormente e parlare. Che ne dici, smezziamo il costo?».
Il nano ci pensa qualche secondo e poi fa cenno di sì con la testa. Il dragonide va al bancone e ordina un boccale di birra per poi tornare al tavolo.
«Quello che dice ci ha stupito molto» esclama il dragonide «Che ne dice di farsi una bevuta per alleviare i pensieri?».
Il vice guarda il boccale con un ghigno di disgusto e lo allontana da sé: «Non bevo questa roba».
Il dragonide e il nano si guardano interdetti, quando all’improvviso spunta Ulra che appoggia sul tavolo un calice di vino rosso colmo fino all’orlo. Il vice, senza fare troppe domande, lo prende e inizia a bere.
I due si voltano verso il bancone per capire da dove sia arrivato il vino: la figura incappucciata li guarda con un’aria di superiorità. Poi, qualche minuto dopo, si alza dallo sgabello, si siede nell’ultima sedia davanti al vice e con voce profonda chiede:
«Così il Governatore sembra cambiato? Come?».
Il vice lo guarda con aria interrogativa e strizza gli occhi. Intanto, l’halfling si è spostato in un tavolo poco distante e il mezzorco è appoggiato alla parete più vicina. Sembrano entrambi molto interessati.
«Cambiato, sì, cambiato. È come se… non fosse più lui! Lo abbiamo notato noi… soprattutto quelli che stanno al maniero… cammina in modo diverso, disprezza cibi che prima mangiava, si mostra pochissimo in pubblico. Abbiamo il sospetto che sia stato colpito da… da… un incantesimo!».
«E può dirci qualcos’altro?» chiede l’incappucciato.
Ora il vice sembra non considerarli molto, troppo preso com’è dal vino e dai suoi pensieri.

Un nano dalla folta barba e i capelli neri si sta gustando la sua pinta di birra...

«Temo che per ora non potrà dirci altro. Deve smaltire un po’ il vino» dice il dragonide dopo essersi allontanato con gli altri due «proviamo a chiedere a qualcun altro».
Il nano fa cenno agli altri di aspettare e si avvicina al bancone.
«Senti, cosa ne pensi di Kairtos, il Governatore?» chiede a Ulra.
La locandiera arriccia le labbra come se fosse disgustata.
«Un tipo strano, non mi va molto a genio! Quando è arrivato sembrava uno a posto, ma adesso sembra che ne faccia di tutti i colori: ma Kleisto, il suo vice laggiù penso vi abbia già detto tutto».
Il nano torna sconsolato dagli altri due. Senza troppi convenevoli l’incappucciato si avvicina a grandi passi al tavolo dei tre giocatori, che ancora sghignazzano e bevono.
«Salve. È da un po’ che vi vedo coi dadi in mano. A cosa state giocando?».
Uno di quelli alza la testa e con gli occhi traballanti:
«Si chiama… botto!» esclama battendo il pugno sul tavolo «vedi questo dado strano con molte facce? Ogni giocatore punta dei… dei…»
«Soldi?» replica l’incappucciato seccato.
«E cosa ho detto io? Non mi interrompere figliolo. Soldi, monete! Ogni puntata viene chiamata petardo e per ogni petardo si lancia il dado e si togli… no, si somma con i risultati precedenti. Chi arriva per primo a cento vince tutti i petardi. Se col lancio superi cento, si becca tutto quello alla tua destra» esclama indicando il contadino alla sua sinistra, visibilmente ubriaco e con la testa abbandonata sul tavolo.
«Vuoi giocare?» chiede esibendo i dadi.

«Aaaah!» esclama nuovamente sedendosi sullo sgabello vicino all'incappucciato e dandogli una leggerissima gomitata «non c'è niente di meglio che una birra gelata, vero amico mio?»

L’incappucciato si gira verso il dragonide incrociando lo sguardo del nano, mentre l’halfling e il mezzorco si sono definitivamente avvicinati facendo gruppetto. La tenue luce di una torcia appesa alla parete illumina di taglio metà del volto dell’incappucciato, tradendo una pelle scura e occhi bianchissimi:
«La storiella del vice mi ha incuriosito e voglio andare a fondo. Se… oliassimo un pochino questi bifolchi forse ci potrebbero dire qualcosa di interessante. Ora, poco mi importa di voi, ma in questo momento sono un po’ a corto di monete: sareste disposti a metterne una a testa? Di argento, si intende».
«Si intende. Non so quanto possiamo fidarci di te, ma per noi va bene. Per ora» esclama senza troppi complimenti il dragonide alzando una mano e chiamando a sé i servitori per farsi dare il denaro. Il mezzorco grugnisce e tira fuori una moneta da una sacchetta ridicolmente piccola rispetto alla sua stazza.
«Ma tu non parli mai?» chiede l’halfling rivelando una voce acuta «Per me va bene» e snocciola un soldo col pollice.
Anche il nano acconsente. L’incappucciato prende i soldi e torna dal contadino più sobrio.
«Senti, per qualche moneta d’argento, sapresti dirmi qualcosa del Governatore Kairtos?».
Quello lo guarda storto.
«Ah il Governatore, l’animaccia sua! Ci sta dissanguando con le sue… come si chiamano?» e dà una gomitata al suo compagno ormai privo di sensi sul tavolo.
«Tasse?»
«Eh, sì quelle. La smetti di interrompermi? Comunque dicono che prima non fosse così, che fosse più buono… bah!».
L’incappucciato si volta verso il gruppetto.
«Non gli hai dato le monete» sibila il dragonide afferrandolo per il braccio.
«Non se n’è nemmeno accorto, l’idiota!» risponde staccandosi di scatto dalla presa.
Il dragonide lo guarda storto e poi afferra una delle monete, lasciandola sul tavolo del contadino, che ormai continua a giocare da solo lanciando dadi a caso e gridando sempre “botto”.
«Ehi, voi!» esclama all’improvviso la voce del vice Kleisto dal tavolo: «venite un attimo qui, voglio parlarvi».
Il gruppetto, in testa il dragonide e il nano, si avvicinano.
«Penso di essere pazzo o forse è solo colpa del vino… ah, che mal di testa!» portandosi le mani alle tempie «voglio fidarmi di voi, anche perché così non si può andare avanti. Ascoltatemi… ah sì, devo essere proprio impazzito... dovete aiutarmi a scoprire cosa sta succedendo al Governatore: domani presentatevi al maniero e dite che siete un gruppo in lite per qualche questione: il Governatore deve presenziare come giudice a questo tipo di contenziosi. Quando sarete davanti a lui inventatevi una storiella, fate una piccola scena e intanto cercate di scoprire cosa gli sta accadendo! Ovviamente sarete ricompensati per il disturbo».
«Quanto?» chiede l’incappucciato.
«Di questo non dovete preoccuparvi, sarà una bella somma. E ora scusatemi, ma penso che andrò a casa, prima di commettere altre pazzie».
Kleisto si alza e se ne va, ciondolando verso l’uscita.
Il gruppetto si guarda per qualche secondo, fino a che l’incappucciato non prende e si avvia verso la porta.
«Dove vai?» gli fa il dragonide.
«Non sono affari tuoi» chiosa quello, senza voltarsi, ed esce.

Un mezzorco dalla carnagione scura e gli occhi marroni si fa avanti in tutta la sua stazza, mentre dall'altra parte della stanza un piccolo esserino dai capelli biondi e il viso pulito sembra tutto indaffarato ad accordare un liuto...

«Beh, arrivati a questo punto, non resta che una cosa» fa il dragonide.
«Cosa?» chiede l’halfling che intanto ha ritirato fuori il liuto e ha iniziato a strimpellare.
«Presentarci! Il nostro nome è Rhogar e questi sono i nostri tre servitori» esclama il dragonide.
«Io sono Talinn, nano delle colline!».
«Merric, il mio liuto è con voi!».
Tutti si voltano verso il mezzorco.
«E tu, ragazzone, come ti chiami?» fa il nano.
Quello batte il pugno sul petto: «Thork!».
«Beh Thork-molte-parole, direi che è ora di andare a letto. Non so come stiate messi a denaro, ma personalmente non ce la passiamo benissimo, ci toccherà mettere a lavorare per la locanda qualche nostro servitore. Chi divide un paio di camere?» chiede il dragonide.
Tutti alzano la mano di scatto e si avviano verso il bancone per parlare con Ulra.
Da qualche parte, ad un centinaio di metri dalla locanda, una figura incappucciata e senza nome si adagia a gambe incrociate sull’erba di un campo, mentre intorno risuonano i rumori della notte.

Continua…